"Non ho perso te, ho perso il modo in cui ti chiedevo di restare. Sul tavolo vuoto c'è ancora il tuo posto, la sedia girata come se fosse niente. E resto seduto, non perché aspetto ma perché fuori è giorno e non ho più bugie per dire che sto bene."
Guardo film e anime per anestesia. Resto in silenzio a lungo, a osservare, senza accorgermene... e lo vivo. Ho passato gli ultimi anni a spegnere le emozioni, per non patirne il dolore. Eppure lacrimo, davanti a certi film, a certi anime.
Sono la sola voce che mi risponde. E non sempre mi fa bene ascoltarmi.
Sorrido, e dentro piove. Nessuno porta l'ombrello.
Una pioggia silenziosa dentro, che non bagna ma pesa.
Due giorni. Due notti. Sveglio. La testa pesa. Il dolore c'è, non se ne va. Gli occhi sono rossi. E la paura cresce.
Puoi imparare a stare solo, a non chiedere, a non aspettarti niente. Ma sotto tutto, sotto la corazza e la stanchezza, c'è ancora lui: il bambino che non voleva essere forte, che non voleva avere ragione. Voleva solo essere amato. E in fondo, sono sempre e solo quello.
Ci sono notti in cui il riposo non è una cosa che ti concedi, ma una cosa che aspetti. E aspetti. E resta lì, a un passo, senza mai arrivare davvero. Poi il cielo schiarisce, e capisci che anche stanotte è andata così. Si dorme la prossima. Come sempre.
"Sii la mia pace. Di dolore ne ho già avuto abbastanza."
Ogni notte spero che il sonno mi porti via per sempre. Ma mi sveglio sempre, e il vuoto è ancora qui, più profondo di ieri. E non so più se sto vivendo o solo aspettando che finisca.
Fa parte di insegreto dal 21/01/2026