Nessuno di voi qui ama la propria lingua a tal punto da desiderare d’entrare, un giorno, a far parte del reparto di filologia della Mater Studiorum di Bologna? Non di rado infatti i miei coetanei urlano contro di me quando correggo loro il periodo ipotetico della possibilità o dell’irrealtà o quando scrivono “apposto” anziché “a posto” mentre si messaggia (oh, Dio, è odioso...)!