Alle elementari, io e la mia compagna di banco eravamo convinte che le matite avessero un'anima; così, ogni qualvolta esse si consumavano e diventavano corte, noi celebravamo loro un funerale. Mettevamo la matita in un fazzolettino, poi la gettavamo nel water della scuola e spesso, proprio per essere precise, mettevamo della terra portata da casa nel water, in modo da simulare un vero e proprio sotterramento e per finire, come ciliegina sulla torta: preghierina, lacrimuccia e scarico.