non capisco cosa pretenda da me quell’uomo. mi ripete così spesso che gli sembra di discutere con una ragazzina ma… lo sono? …nel senso, ho fatto 17 anni poco più di un mese fa. conduco la vita di una liceale qualunque. scuola, casa, amici e fine. cosa dovrei fare? la “”nostra”” è una situazione complessa, con un sacco di sfaccettature e di parentesi. non ho la testa per ragionarci su, preferisco le cose spontanee, genuine e semplici. paradossalmente invaghita di un uomo estremamente complicato. questa storia non mi fa per niente bene, è così difficile. le cose difficili non mi piacciono. perché mi vuole più grande di quello che sono? un tempo stravedeva per la ragazzina che ero. ma rimane di fatto che sono sempre io. stesso pensiero, stesso corpo, stessa anima? stessa io. solo un po’ più in crisi. certamente ho le mie colpe, ma qua nessuno è santo. tuttavia la paura di avere peccato senza rendermene conto mi sta possedendo. i dubbi che mi lascia, quelli che mi sarei tolta non avendolo bloccato, sono smisuratamente in crescita. ad ogni respiro o battito di palpebra. ad ogni pensiero corrisponde una parte di me che vorrebbe disconoscersi dal mio essere. ribrezzo. e stanchezza. riassunto di questa ultima settimana penosa e antipatica. e fin troppo apatica nel suo altalenante suicidio. ma, riflettendo, è un filosofo. comprendere a pieno il pensiero di una persona è argomento alquanto delicato. forse, dubitando, arrivare a conoscerlo bene è sbagliato e pauroso. è possibile convincersi di un fatto ripetendolo all’infinito? perché in caso mi devo illudere che vada tutto per la meglio. oppure potrei non giocare sporco e far sbollire i sentimenti, ma uno di questi è il dolore, e per quanto io possa essere un’autolesionista in via di guarigione (seppure con la strada smarrita), non mi sta particolarmente a cuore stare male in questa maniera.