Io mi son parte di quella possanza che vuole continuamente il male, e continuamente produce il bene. Sono lo spirito che nega continuamente: ed è ragione; però che quanto sussiste è degno che sia subissato: e sarebbe stato pur meglio che niuna cosa fosse mai uscita ad esistenza. Or dunque tutto ciò che voi uomini dite peccato, distruzione, quel che in somma chiamate male, è mio special elemento. Io vi parlo modestamente il vero. Se l'uomo, quella meschina congerie di pazzie, si da ad intendere ch'egli sia un tutto; io son parte della parte che nel principio era in ogni cosa: son parte delle tenebre che partorirono la luce: quella luce che, salita in orgoglio, ora contende la prisca dignità e i campi dello spazio a sua madre la notte. Ma indarno pur sempre, come che vi si affatichi; e impedita lambe le forme dei corpi, scaturisce dai corpi, non abbellisce che i corpi, ed è dai corpi attraversata nella sua via, laonde ho speranza che non durerà lungamente e le bisognerà coi corpi perire. E, per dir vero, io non ho fatto gran lavoro insino a qui; questo non so che cosa, che si oppone perpetuamente al nulla; questo massiccio mondo, per mille prove ch'io abbia fatto, non ho ancor saputo in nessuna guisa azzannarlo. Vi ho adoperato e tremuoti e procelle, e diluvi ed incendi; e terra e mare si ricompongono pur sempre nella quiete di prima. E né pure ho saputo dare alcuno storpio a questa dannata semenza degli uomini e de' bruti! Quanti non ne ho io già seppelliti di costoro! e sempre circola nuovo e prospero sangue; e tutto tira innanzi di modo, ch'io sono talvolta sull'impazzire. E non pur dalla terra, ma dall'acqua e dall'aria si svolgono continuamente migliaja di germi; e dal secco e dall'umido, e dal caldo e dal freddo; e s'io non mi fossi riservata la fiamma, io non potrei dire di nessuna cosa: Questa è mia.
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