Il mio giudizio su tale pensiero vede nella morte il bilanciamento dell'equazione che comprende altresì la vita. L'universo in cui esistiamo si manifesta nella sua immagine sinteticamente duale. P.e. Giorno - Notte, Bianco - Nero, Polo positivo - P. negativo, Vita - Morte, Bene - Male... L'uno comprende l'altro, insieme formano l'uno.
@Boh2SecretBan
E' bene riguardarsi dall'etereo, imperocché si spazia sovente in congetture dal sapore astruso. Io non mi chiudo a riccio innanzi l'insondabile; il mio consiglio è, ancor prima di manifestare il proprio pensiero, documentarsi su quanto congetturato da testi classici e accademici, nonché teologici, seppur indubitabilmente diniegabili
@Boh2SecretBan
A fronte di una simile inchiesta ci si dovrebbe porre giocoforza elasticamente, elaborando un compendio - o, verosimilmente, una prolegomena - che riesca a determinare, congetturalmente, una sentenza quanto più poetica o verosimile. Le dottrine d'ogni dove, nei riguardi dell'indeterminabile, hanno spaziato parimenti.
Io mi son della schiatta di quei che si pongono agnosticamente dinanzi dubbi di tale genere, laonde non vi è modo di sperimentarli personalmente; ciò non toglie che siano vincoli e origine di perplessità che solo un solerte poeta potrebbe animosamente interpretare e rappresentare sotto gentil forma.
Dissento. Il quesito del ragazzo è molto più acuto e affascinante di quanto da te sentenziato; è chiaro che a tal dubbio vi si debba porre ermeneuticamente e non epistemologicamente, dacché l'analisi della non vita non può chiaramente essere analizzata da chi vive e non può intendere, se non teorizzare, l'aldilà generalmente inteso.
Nel secolo paradigma dell'edonismo voluttuario, ove in un battito d'ali di colibrì puoi trovarti immerso in oceani vituperati di pornografia - passatemi a fil di spada se erro - si può esser dipendenti persino da un atto mai attentato personalmente, ma elaborato fino all'inverosimile dalla propria mente, e desiderato ardentemente dal proprio corpo.
Rammento piuttosto che l'arte è specchio del vivere sociale, e della verità intesa nell'individuale; da ciò vien facile invero considerare il riflesso di una società profondamente pauperizzata nell'ego, nell'etica e nel rapporto interpersonale, da cui si tange persino l'impossibilità, nei giovani, di esprimersi animosamente ed emotivamente.
Io mi son come della scuola di Socrate, che accetta il dialogo con tutti e non attende altro che di confutare o d'esser confutato, e che tra le due preferisce la seconda dacché libera dal peccato della logica errata. Posto ciò, mi trovo a dissentire; imperocché nel suo logos musicale non v'è cambiamento che non sia stato già considerato.
Formalmente è criminale di guerra chi si concede solipsisticamente di trascendere, durante un conflitto, le norme del diritto bellico; invero, è criminale di guerra chiunque si ponga sotto il giogo di una legge che vuole produrre il bene attraverso l'uso legittimo del male, come se dal crimine potesse nascere virtude.