"Il maschile sovraesteso è maschilista e patriarcale" Io: "Ok ma "soprano" è maschile e indica voci femminili, mentre "guardia" è femminile ma può indicare sia maschi che femmine" Lei allora mi fa: "Eh noi donne per anni abbiamo dovuto sopportare questa lingua maschilista, ora si pareggiano un po' i conti!" Ah che bello non sapevo che "lotta per la parità" significasse "pareggiare i conti".

21/02/2022 alle 12:17 21/02/2022 alle 12:17
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Per chi non coglie subito il punto del mio "segreto": Il genere grammaticale non ha NULLA a che vedere con genere biologico e identità di genere. Volere usare schwa o asterischi nel privato è legittimo e non può essere impedito, ma non si può pretendere di ufficializzare ciò anche in documenti, leggi, etc.

Guardia è un'azione. È l'atto di star guardando, controllando. "Essere in guardia". Mentre una parola maschile per indicare una voce femminile non è l'esempio corretto per la tua difesa. Comunque il discorso di maschile sovraesteso sta nel plurale, non nel singolare e soprattutto per la creazione di un neutro.

Il discorso che si fa per la creazione di un neutro si basa sul maschile sovraesteso, basato sul valore di un maschio tra femmine. Nel caso di "tutti", ad esempio, che indica un neutro in un pubblico composto da ambo i generi, ma anche di soli maschi anzicché tutte che comprende solo un gruppo di femmine.

Questo è dunque il senso di maschile sovraesteso, non di parole maschile usate sul femminile, ma di parole maschili usata per indicare entrambi (maschile sovraesteso) perché alla creazione della lingua si ritenevano essere superiori.

@ZXC Rimarco il concetto: il mondo della grammatica è una realtà che non entra in contatto con l'identità di genere, il genere biologico o addirittura la posizione sociale di un individuo. I miei esempi erano incentrati sul mostrare come la lettera finale di una parola non abbia nulla a che vedere con il genere della persona cui va a riferirsi

Hai studiato latino al liceo per caso? Capirai che un'italianizzazione del neut si traduce comunque nell'uso di desinenze finali identiche a quelle del maschile, per cui siamo sempre punto e a capo. Ripeto: usare schwa e asterischi per proprio gusto va bene ed è legittimo, ma non si può pretendere di rendere ciò la norma.

Il parere dei linguisti è pressoché unanime che il desiderio di ricorrere allo schwa ANCHE nei documenti ufficiali è fortemente antilinguistico e si oppone ai principi sui quali una lingua funziona, principi nati non per soddisfare i desideri e le prerogative del patriarcato ma perché la lingua funziona su precisi meccanismi.

Quando certe battaglie comprenderanno che la priorità al momento non è data dalla lingua (lingua che non cambia per imposizioni da parte di movimenti sociali e politici ma solo spontaneamente, nel tempo) ma è data da casi assai più urgenti e concreti, dove VERAMENTE occorre proclamare parità di diritti (parità che non c'entra con la lingua!)

@op in teoria il modo di parlare riguarda eccome il genere della persona, altrimenti non esisterebbero generi. Sono ancora dubbiosa sull'uso della lettera ə, ma il neutro prescinde da ciò. Nel senso, in tutte le lingue figura un genere, ma in molte figura anche un neutro che bisogna ammettere sarebbe comodo. (...)

E il fatto che movimenti politici o sociali non possano cambiare la lingua è stato già dimostrato dalla storia. Secondo te perché il "voi" di cortesia amato dal fascismo sopravvive solo in contesti informali là dove era già in uso prima di Mussolini, mentre in qualsiasi altro contesto si usa il "lei"?

E ora che ci penso, se la lingua italiana è davvero una lingua maschilista e favorevole al patriarcato, come mi spieghi l'uso del "lei" di cortesia?

@op insomma, parlando si eventi comuni, quanto spesso alle parole astratte la gente sbaglia il genere basandosi sul suono della parola (es. Libido, che molti pensano sia femminile). Ecco, un neutro cancellerebbe tutti i dubbi a cose astratte o senza genere o di entrambi, lasciando anche un maschile ed un femminile.

@ZXC Guarda, è un discorso interessante ma anche articolato sul quale però ti consiglio di fare un salto sui canali youtube di Barbaroffa e Yasmina Pani. Entrambi laureati in linguistica ed entrambi hanno fornito spiegazioni oggettivamente e scientificamente fondate sul fatto che un ritorno al neutro o l'uso ufficiale dello schwa non avverrà mai.

@op va be, ma fai esempi seri e non "lei". Il Lei, indica la terza pesona e dunque il femminile in quanto "Persona" è un sostantivo femminile. Tutto qui. Inoltre è usabile anche il "voi" dovuto al valore di quella persona, superiore ad una singola, dunque plurale.

Inoltre (non so se tu sia uomo, donna o come ti identifichi) ti rimando al canale di Yasmina Pani perché anche lei è donna e ha spiegato anche in un altro video come mai non si sente coinvolta dalle posizioni del cosiddetto "femminismo" moderno.

Certe critiche sembrano sempre più accettabili quando fatte da una donna, perché se le fa un uomo ecco che partono le accuse di manspalining (cosa a mio parere sbagliata, perché il femminismo non dovrebbe dare alcun valore a ciò che ho tra le gambe, ma ahimè il femminismo autentico ormai è in via d'estinzione in favore di un maschilismo capovolto)

@op no, non mi importa il tup genere, ti sto trattando come tratto chiunque e pensando che tu abbia semplicemente idee contrarie, figurati. Comunque sono una ragazza.

@op sisi, ma così come io ti potrei consigliare altra gente. La stessa Eloisa è contraria all'uso della ə, ma a favore di un neutro. Non è questione della lettera in se. Non mi importa, come vedi parlo non usandola se non in contesti in cui c'è gente no-binary, ma tra le mie tesi, il mio pensiero è più per una sua utilità, per quanto non essenziale

Mi ripeto: se volete portare degli esempi a sostegno delle vostre tesi, assicuratevi che siano pertinenti. Il problema del maschile sovraesteso riguarda, evidentemente, tutte quelle parole per cui esiste/può esistere la declinazione al femminile. "Guardia" e "soprano" non hanno una declinazione nell'altro genere, quindi cosa c'entrano?

Le ho usate per spiegare che genere grammaticale e genere biologico/identità di genere non sono correlati. Per cui rivolgermi a una folla dicendo "buongiorno a tutti" non significa voler dare il predominio alla componente maschile (anche se può trattarsi di un singolo uomo tra centinaia di donne) ma semplicemente seguire una regola grammaticale.

Regola grammaticale che NON esprime una forma di maschilismo perché semplicemente segue i meccanismi su cui si fonda una lingua, meccanismi separati da quelli di qualsiasi lotta sociale.

Non è che sono un fanatico della grammatica, ma non condivido battaglie sociali condotte là dove non vi è un'effettiva ragione per discutere. La parità deve esserci, ma se veramente vogliamo trattare il maschile sovraesteso come un problema allora siamo messi male.

@op sono cose che non c'entrano nulla...

@op sì, genere grammaticale e sesso della persona a cui ci si sta riferendo sono correlati, in italiano, per quelle parole che ammettono la declinazione in entrambi i generi. È grammaticalmente corretto dire "quella donna è bella", è grammaticalmente scorretto dire "quello donna è bello". "Soprano" e "guardia" non c'entrano nulla perché non hanno

@op la declinazione nell'altro genere e ha senso se si tiene conto dell'etimologia di queste parole (es. Il soprano in origine era maschio: si usavano o i bambini o i castrati per raggiungere quel registro di voce a cui le donne arrivavano naturalmente, le donne potevano esibirsi, al massimo, solo nell'opera buffa, almeno fino al XVIII sec.)

@op ma il fatto che sia una regola grammaticale non significa nulla. L'origine della regola si basa chiaramente su un predominio del genere maschile sul femminile, che esisteva già in latino ed è enunciato in modo chiaro su qualsiasi manuale di grammatica latina: il maschile ha predominio sul femminile che a sua volta ha predominio sul neutro.

@op dire che "è solo una regola grammaticale" non significa nulla. È un po' come dire, per fare un paragone azzardato, che le leggi razziali non erano razziste, erano solo regole giuridiche. L'evoluzione di una lingua è strettamente correlata alla struttura e alla storia della società in cui essa si diffonde.

@op di ogni regola bisogna indagare la ratio, non limitarsi a dire che è una regola (cosa chiara a tutti). Tra l'altro, più che regola grammaticale, direi che è una convenzione che risponde ad esigenze di semplicità e velocità: puoi dire "buongiorno a tutti" ma puoi anche dire "buongiorno a tutti e a tutte", non è grammaticalmente scorretto